Editori in via d’estinzione?
7 domande che salvano la vita.
Shilab intervista Angelo Biasella, editore di Neo. Edizioni
Dal cartaceo al digitale: opportunità di crescita e diversificazione o terribile mannaia sulla testa degli Editori?
1. Iniziamo con le presentazioni: raccontateci chi siete e quali sono le caratteristiche peculiari della vostra Casa Editrice e del vostro progetto editoriale.
La Neo. Edizioni nasce nel 2008 a Castel di Sangro, ridente cittadina abruzzese, dall’incontro di Francesco Coscioni e Angelo Biasella. Incontro che c’era già stato alla nascita visto che siamo coetanei e cugini di sangue. Il nostro progetto editoriale, per ora, è diretto alla narrativa di varia ma non escludiamo, in futuro, di aprirci anche alla saggistica e ai fumetti. Pubblichiamo principalmente esordienti italiani ma anche autori stranieri. I nostri autori non devono aver paura di osare, questo il solo punto insindacabile. Auspichiamo una letteratura priva di dettami e condizionamenti, di ipocrisie e riverenze, di tradizionalismi e prudenza. In sintesi, ci piace tutto ciò che si discosti di una spanna almeno dalla cautela del panorama editoriale italiano.
2. Stato dell’arte: parliamo ancora dei cari vecchi libri di carta. Come vanno le cose, a livello di vendite? E invece a livello di costi di produzione? E’ ancora possibile stampare libri di carta e non rimetterci dei soldi?
Diciamo che si vendicchia ma spesso i buoni risultati di critica non si traducono automaticamente in vendita effettiva di libri. Per quanto riguarda i costi di produzione, dipende dalla tiratura di ogni singolo titolo. A noi conviene ancora stampare in Offset: manteniamo un break even point piuttosto alto ma facciamo libri di qualità, belli da leggere, da guardare, da maneggiare e da odorare. Per chi non ha questa esigenza sensoriale, c’è la stampa in digitale che comunque garantisce risultati accettabili a prezzi molto contenuti. Quindi sì, è possibile stampare libri di carta senza rimetterci dei soldi.
3. Entriamo nel digitale: qual è la vostra idea del digitale applicato ai libri, e cosa vuol dire essere Editori nell’epoca di iBookstore, Kindle, iPad e di tutti questi “strani” strumenti che (sembra) sostituiranno nel tempo il libro cartaceo?
Suppongo che per noi editori non cambierà molto. Un buon libro (che sia eBook o cartaceo) ha bisogno degli stessi procedimenti e delle stesse accortezze. Scouting, editing e correzione bozze continueranno ad essere momenti indispensabili per realizzare un buon prodotto editoriale. Ciò che cambierà sarà la piattaforma tecnologica per la fruizione del libro ma non penso sia una rivoluzione copernicana. Dal canto nostro, ci siamo attivati ma per adesso restiamo in standby. Tutti i nostri titoli sono già reperibili in versione digitale ma non li stiamo ancora spingendo a dovere ritenendo che il mercato sia ancora fermo in tal senso. Quest’anno Jeff Bezos di Amazon ha dichiarato che la vendita di eBook in America ha superato quella dei libri cartacei. Crediamo che in futuro anche in Italia si possa verificare una situazione analoga ma le nostre stime – che puntualmente si riveleranno sbagliate – dicono che movimenti di vendita interessanti non si avranno prima di un quinquennio. Nel frattempo, quindi, restiamo in attesa e cerchiamo di implementare un piano d’azione futuro soprattutto per quanto riguarda la promozione. Pensiamo che la promozione dei libri digitali sia da ripensare completamente sfruttando soprattutto la viralità della rete.
4. Trasposizione in digitale: ovvero, mettiamo i nostri cataloghi in digitale, facciamo degli Epub (magari in India che non ci costa niente), o addirittura lasciamoli in Pdf: prospettive reali di vendita ad oggi: praticamente zero, soprattutto visti i prezzi! Quindi? Qual è il futuro del digitale in Italia e quali sono le reali intenzioni degli Editori italiani, secondo voi?
La partita, secondo noi, si giocherà su vari fronti e le previsioni, al momento, sono difficilmente decifrabili. La cosa primaria sarà avere una concorrenza reale tra i produttori degli eReader (al momento gli unici affidabili sono il Kindle e il PRS-650 della Sony che garantiscono un maggiore contrasto e quindi una possibilità di lettura molto buona) in modo da indurre un significativo abbassamento dei costi al consumatore. Oltre a questo sarà fondamentale individuare il lettore tipo di eBook che sarà completamente diverso dal lettore canonico. A nostro parere, sarà un lettore con il pallino dell’archiviazione, della catalogazione o del collezionismo. Sarà uno che acquista in modo compulsivo, invogliato probabilmente dal prezzo esiguo dei titoli in questione e per il solo gusto di averli. Sarà l’equivalente del cinefilo che ha 5000 film in un hard disk esterno e che ne vede soltanto uno al mese. Oppure sarà semplicemente un divoratore indefesso di libri che non ha più spazio dove metterli. Comunque sia, gli editori dovranno fare i conti con questa tecnologia e con questo nuovo tipo di lettori.
5. Secondo noi editoria digitale vuol dire un nuovo modo di produrre contenuti: un’opportunità di innovazione per gli Editori quindi, e non un pericolo. Questo però vuol dire andare oltre la semplice trasposizione in digitale di ciò che già esiste. Un po’ come gli Enhanced Book di cui tanto si parla. Qual è la vostra opinione in proposito?
Gli Enhanced Book sono interessanti e ci piace l’idea di andare oltre il concetto classico di letteratura. Sono interessanti soprattutto le prospettive di sviluppo in tal senso che, almeno in teoria, sembrano non porre limiti all’immaginazione umana. Ci stuzzica molto l’idea che la narrativa possa diventare una forma ibrida di divertissement che ingloba in sé tutte le arti rappresentative. Quindi, nessun rigurgito fondamentalista e pollice alto al nuovo che avanza.
6. 30% di disoccupazione giovanile in Italia: Buongiorno, sono un giovane appassionato di Libri, voglio creare una mia impresa (perché tanto di trovare lavoro oggi non se ne parla nemmeno) e voglio creare una mia Casa Editrice? Cosa mi consigliate? Mi butto dal 7° piano?
Meglio un colpo di pistola alla tempia. Veloce e indolore. Scherzi a parte, quello dell’editore non è un lavoro facile (almeno secondo la nostra esperienza) ma dà molte soddisfazioni. Consiglierei di non partire all’arrembaggio e di avere le idee molto chiare già prima di fondare la casa editrice. Chiaro che l’esperienza si fa sul campo ma partire ferrati vuol dire non essere ingenui e non essere ingenui, in questo mondo, vuol dire salvarsi le chiappe.
7. Conclusioni dopo l’impatto sull’asfalto: i vostri progetti per il futuro, anche al di là del digitale, e qualche consiglio di lettura per i “Likers” di Shilab?
Ci stiamo aprendo alla letteratura francese. Abbiamo già un paio di romanzi in traduzione. Per il resto, continueremo nella nostra opera di scoperta di esordienti italiani e, nonostante ci additino come dei pazzi, tenteremo di ridare dignità alla poesia nostrana. Consiglio di leggere il nostro nuovo romanzo “Gobbi come i Pirenei” di Otello Marcacci. Un must imprescindibile per gli amanti del ciclismo e per tutti gli anti-juventini.
A cura di Gianni Severino (Shilab.it) e Leonardo Monaco (IndieUp.com)



