Editori in via d’estinzione?
7 domande che salvano la vita.
Shilab intervista Gabriele Alese responsabile della produzione digitale delle Edizioni E/O
Dal cartaceo al digitale: opportunità di crescita e diversificazione o terribile mannaia sulla testa degli Editori?
1. Iniziamo con le presentazioni: raccontateci chi siete e quali sono le caratteristiche peculiari della vostra Casa Editrice e del vostro progetto editoriale.
La nostra casa editrice esiste dal 1979, quando Sandro Ferri e Sandra Ozzola diedero vita al loro progetto concretizzando nelle edizioni e/o la volontà di creare aperture nelle frontiere letterarie e stimolare il dialogo con le diverse culture, soprattutto quelle dell’Europa orientale. Negli anni successivi la loro esplorazione della letteratura mondiale si allarga pubblicando man mano romanzi da varie parti del mondo: America, Africa, Asia, area mediterranea. Tra gli autori scoperti e lanciati figurano Christa Wolf, Bohumil Hrabal, Thomas Pynchon, Alice Munro, Alice Sebold, Joyce Carol Oates, Mordechai Richler, Massimo Carlotto, Elena Ferrante, Muriel Barbery, Jean-Claude Izzo, Eric-Emmanuel Schmitt. Oggi la e/o è considerata una delle più prestigiose case editrici indipendenti sul territorio italiano e da circa cinque anni si trova in una ormai consolidata fase di crescita che la ha portata, nel 2005, a dar vita alla nuova Europa Editions (con sede a New York).
2. Stato dell’arte: parliamo ancora dei cari vecchi libri di carta. Come vanno le cose, a livello di vendite? E invece a livello di costi di produzione? E’ ancora possibile stampare libri di carta e non rimetterci dei soldi?
In trent’anni di vita il fatturato della casa editrice è passato da meno di 100 milioni di lire (50.000 euro) dei primi esercizi a oltre 7 milioni di euro nel 2010. A questo va aggiunto il fatturato della casa editrice Europa Editions, fondata nel 2006 negli Stati Uniti, e interamente controllata da E/O, che è stato di quattro milioni di dollari nel 2009. Credo di poter affermare che la nostra esperienza deponga senz’altro a favore della possibilità di stampare libri di carta e non rimetterci dei soldi, impiegando inoltre un organico di quasi venti persone, distribuite tra gli uffici di Roma e New York.
3. Entriamo nel digitale: qual è la vostra idea del digitale applicato ai libri, e cosa vuol dire essere Editori nell’epoca di iBookstore, Kindle, iPad e di tutti questi “strani” strumenti che (sembra) sostituiranno nel tempo il libro cartaceo?
Noi accettiamo e rivendichiamo le responsabilità che derivano dal ruolo difficile ma entusiasmante dell’editore. Pensiamo che il digitale sia un’opportunità anche per l’editore, oltre che per i lettori. Quello che davvero ci preme è l’esperienza della lettura, tutti i valori che ruotano attorno all’oggetto libro, quel tipo di esperienze e rapporti umani che i libri aiutano a creare. Il digitale ha tutte le caratteristiche necessarie al superamento dei limiti inerenti alla fisicità del libro: distribuzione, reperibilità, trasportabilità; superare questi limiti invoglierà chi già legge molto a leggere di più. Non crediamo però che il libro di carta così come lo conosciamo abbia concluso il suo ciclo: riteniamo anzi che costituisca ancora oggi una tecnologia di rappresentazione della conoscenza molto efficace, che coesisterà accanto al digitale e verrà desiderato da quei lettori per i quali la lettura è un’esperienza anche fisica, tattile, non solo cerebrale.
4. Trasposizione in digitale: ovvero, mettiamo i nostri cataloghi in digitale, facciamo degli Epub (magari in India che non ci costa niente), o addirittura lasciamoli in Pdf: prospettive reali di vendita ad oggi: praticamente zero, soprattutto visti i prezzi! Quindi? Qual è il futuro del digitale in Italia e quali sono le reali intenzioni degli Editori italiani, secondo voi?
Per noi è fondamentale che l’esperienza di lettura resti della più alta qualità possibile. Per questo non ci affidiamo ad alcun service esterno, tantomeno indiano, e anzi approfittiamo del canale digitale per riportare all’interno della casa editrice una parte importante della filiera produttiva. Vogliamo comunicare ai lettori che il digitale rappresenta un lavoro in più, non un lavoro in meno, e che dietro le pagine elettroniche ci sono persone e impegno; affinché i lettori se ne rendano conto è necessario produrre materiali di qualità, con la stessa cura che caratterizza le nostre edizioni cartacee. Il futuro del digitale corrisponde al futuro dei contenuti, delle storie e delle esperienze che sapremo raccontare alle nuove generazioni. Il mercato ancora non c’è, ma i lettori hanno da tempo abbracciato il nuovo paradigma della produzione e del consumo di letteratura. È nostro preciso dovere comprendere il cambiamento e disporci all’evoluzione, adattarci.
5. Secondo noi editoria digitale vuol dire un nuovo modo di produrre contenuti: un’opportunità di innovazione per gli Editori quindi, e non un pericolo. Questo però vuol dire andare oltre la semplice trasposizione in digitale di ciò che già esiste. Un po’ come gli Enhanced Book di cui tanto si parla. Qual è la vostra opinione in proposito?
Seguiamo, naturalmente, le nuove tecnologie e gli esperimenti che, soprattutto al di là dell’Atlantico, stanno svolgendosi. La nostra posizione in merito agli eBook avanzati e/o arricchiti è di ascolto e critica: vogliamo esser pronti ad adottare nuove tecnologie, purché esse siano funzionali al contenuto e non somiglino a qualcosa di già tentato da altri, con scarso successo, nei primi anni Duemila con i cosiddetti CD-ROM interattivi. Siamo editori, non produttori di videogiochi o fotoromanzi. Al primo posto c’è la creatività degli autori, la tecnologia deve essere la sua ancella.
6. 30% di disoccupazione giovanile in Italia: Buongiorno, sono un giovane appassionato di Libri, voglio creare una mia impresa (perché tanto di trovare lavoro oggi non se ne parla nemmeno) e voglio creare una mia Casa Editrice? Cosa mi consigliate? Mi butto dal 7° piano?
La nostra impresa è nata proprio così, dallo spirito d’intraprendenza e dal desiderio di riempire quello che Ferri e Ozzola ritenevano essere un vuoto importante del nostro panorama editoriale. Non possiamo che guardare con speranza ai coraggiosi che vorranno tentare l’impresa e buttare il proverbiale cuore oltre l’ostacolo, oltre gli ostacoli delle difficoltà economiche del nostro Paese.
7. Conclusioni dopo l’impatto sull’asfalto: i vostri progetti per il futuro, anche al di là del digitale, e qualche consiglio di lettura per i “Likers” di Shilab?
I nostri progetti sono mirati al proseguimento della nostra ragione sociale: portare la migliore letteratura tra le mani dei nostri lettori. È un progetto che seguiamo ogni giorno, in casa editrice; guardiamo con grande interesse allo sviluppo che il mercato digitale sta avendo negli Stati Uniti, dove gli eBook della nostra sorella Europa Editions riscontrano un successo apprezzabile e in linea con le quote di mercato rilevate oltre oceano. Ma il futuro non è solo digitale. A luglio partirà la nostra nuova collana SABOT/AGE, collana dedicata alle storie che il nostro paese non ha più il coraggio di raccontare, collana che vuole sabotare il silenzio quotidiano sui temi più inquietanti e rigorosamente taciuti. I primi volumi della collana saranno La ballata di Mila, di Matteo Strukul – un pulp-noir che riesce a indagare con attenzione il fenomeno della mafia cinese nel Nordest – e Lupi di fronte al mare di Carlo Mazza – un romanzo sull’invincibile potere della corruzione. Usciremo anche con due nuovi autori americani, in coincidenza con la nuova collana Tonga Books di Europa Editions: Jesse Browner e Alexander Maksik. A settembre apriremo inoltre una sede di Europa Editions nel Regno Unito, a Londra.
È difficile per noi consigliare un romanzo: quando incontriamo i nostri lettori vorremmo fargli leggere tutto, perché tutto quel che pubblichiamo è piaciuto anzitutto a noi e l’abbiamo scelto con cura e con una ragione precisa. Tra le ultime uscite segnalo Un pirata piccolo piccolo, l’ultimo romanzo di Amara Lakhous, fortunato autore dei successi Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio e Divorzio al’islamica a viale Marconi. Ho poi particolarmente apprezzato l’ultima avventura di Giorgio Pellegrini in Alla fine di un giorno noioso di Massimo Carlotto. Consiglio inoltre, personalmente, In una stanza sconosciuta di Damon Galgut, che è senza dubbio il mio preferito tra le uscite 2011: un romanzo che ha dentro il viaggio, le sue nostalgie, i suoi desideri, la sua rabbia e le sue compassioni.
A cura di Gianni Severino (Shilab.it) e Leonardo Monaco (IndieUp.com)


